Senza lasciare traccia di Umberto Brindani

Giornalista di grande esperienza, Umberto Brindani ha anche diretto testate di spicco come “Gente”, “Chi”, “TV Sorrisi e Canzoni” ed “Oggi”, combinando insieme attualità, spettacolo e storie umane. Scopriamo di più sui suoi successi editoriali, carriera e sfera personale.

Nato il 4 aprile 1958 a Busseto, in provincia di Parma – città nota per essere il luogo natale di Giuseppe Verdi– sotto il segno dell’Ariete, Umberto Brindani è cresciuto in una famiglia semplice.

Professionista dal 1985, ha collaborato con il mensile economico “Espansione”, nel 1986 ha partecipato alla fondazione del quotidiano “ItaliaOggi”, come redattore finanziario. L’anno dopo, ha fatto il suo ingresso nella redazione di “Panorama”, dove ha lavorato per 17 anni, ricoprendo vari ruoli: caporedattore della sezione economia; inviato speciale nel 1990; caporedattore attualità (dal 1992 al 1997), per poi essere nominato vicedirettore. Nel 2000 ha ricoperto la carica di vicedirettore esecutivo, e nel 2003 è diventato condirettore del settimanale.

Nel 2004 ha assunto la direzione del settimanale “Gente”del gruppo Hachette-Rusconi, trasformandolo in un newsmagazine familiare. L’anno dopo, è passato alla Mondadori come direttore del magazine “Chi”, collaborando con Alfonso Signorini. Dal 2006 al 2008, Umberto Brindani ha diretto “TV Sorrisi e Canzoni”,contribuendo ad una sua significativa ripresa.

La sua ultima fatica letteraria Senza lasciare traccia (Piemme edizioni).

Un uomo si sveglia in una stanza buia. Sente solo l’odore pungente della muffa e la nuca che pulsa costretta in una morsa. Non sa dove si trova né come sia finito in quella situazione. Poi, una luce giallastra squarcia l’oscurità. Una voce profonda gli sussurra due parole soltanto: «Ben svegliato». Intanto, nella frenetica Milano di oggi, Pierfrancesco Balzani prova a rimanere a galla. Ex firma temuta e rispettata, Pier è un giornalista sessantenne a un passo dalla pensione, confinato nella redazione di un magazine qualunque. La sua unica certezza è Rossana. Un amore clandestino il loro – giornalista lui, pubblico ministero lei – che è nato tra i corridoi del Palazzo di Giustizia durante un’inchiesta per corruzione. Ma, all’improvviso, Rossana scompare nel nulla. Nessun messaggio, nessun cuoricino, nessun vocale. Solo silenzio. Sperando di ritrovarla, Pier si lancia in un’indagine non autorizzata tra ombre giudiziarie, morti sospette e un passato che è pronto a tornare. Ad accompagnarlo una squadra d’eccezione: Ghigo, cinico collega e compagno di bevute; Rovella, il nerboruto assistente-bodyguard di Rossana; Tecla Aldobrandini, avvocata tenace con una chioma alla Angela Davis; e il Bomba, una guardia giurata venezuelana dal gancio destro portentoso.

Un giallo, ma anche un romanzo dal marcato risvolto sociologico, in quanto le diverse anime, giovani sommersi da un overtourism devastante e una squadra di poliziotti coraggiosi e stravaganti fanno da contorno ad una vicenda che si svelerà, come è ovvio, solo nelle ultimissime pagine del libro.

Umberto Brindani autore di numerosi libri, che allarga il suo sguardo ed è proprio che, vogando nottetempo, insieme ai suoi compagni di barca, aggancia col remo un cadavere.

Sui motivi che hanno portato alla scelta del nome di giallo dei libri di Umberto Brindani circolano varie ipotesi; la più probabile è l’affiancamento, di collane di “libri azzurri”, “libri verdi”, rispettivamente per testi di autori italiani e di storia romanzata; un’altra ipotesi accreditata è quella del colore del cartoncino del primo bozzetto di copertina.
Qualunque sia la reale motivazione, è innegabile che l’inedito colore della veste grafica abbia determinato la sua fortuna, e il fatto che il giallo, ancora oggi,
identifichi indissolubilmente un intero genere letterario.
I libri del Direttore sono diventati ben presto una delle serie più popolari del Paese. Grazie al suo successo, il termine “giallo” divenne il modo comune per indicare i romanzi di questo tipo in Italia, un caso davvero unico nel panorama letterario mondiale, poiché in altre lingue il genere viene comunemente chiamato “
crime novel” oppure “mystery novel”, mentre in Italia la terminologia legata al colore ha fatto la storia.

Probabilmente per un bisogno di giustizia, per l’idea che, almeno nell’immaginario, la giustizia trionfa sul male, la rassicurazione che, per quanto il delitto si insinui nella nostra vita, non prevarrà sulle nostre certezze perché l’investigatore, vero supereroe, ci salverà dalla morte violenta.

Brindani fa chiarezza sulle indagini, ma anche sui reati.

È palese, si tratta di un delitto. La parte migliore è la parte finale, dove l’assassino mette tutte le pedine nel posto giusto, ed è difficile metterlo a riposo sul comodino perché come finisce lo vuoi sapere il prima possibile.