
Le autopsie hanno chiarito la causa della morte, ma non le ragioni della tragedia. I cinque sub italiani scomparsi durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, sono deceduti per anossia, ovvero per totale mancanza di ossigeno. Resta ora da capire perché un gruppo composto da persone esperte sia rimasto intrappolato nella grotta fino a esaurire completamente l’aria delle bombole.
Dopo mesi di accertamenti, gli esperti incaricati dalla Procura di Busto Arsizio, su delega della Procura di Roma, hanno depositato le conclusioni delle autopsie eseguite sui corpi rientrati in Italia. Gli esami medico-legali hanno stabilito che tutte e cinque le vittime sono morte per anossia. Gli accertamenti tossicologici hanno escluso la presenza di sostanze anomale, mentre gli esami esterni e interni non hanno rilevato lesioni compatibili con attacchi di squali o con traumi tali da spiegare il decesso.
Il responso chiarisce quindi il “come” della morte, ma lascia ancora aperto il quesito principale: che cosa è accaduto durante quei minuti drammatici all’interno della grotta sommersa? Perché l’ossigeno si è esaurito senza che il gruppo riuscisse a tornare verso l’uscita? Gli investigatori ritengono che la risposta possa emergere soltanto dall’analisi congiunta delle bombole, dei computer subacquei, delle apparecchiature utilizzate durante l’immersione e soprattutto dei filmati registrati dalle videocamere indossate dai sub.
La tragedia si consumò il 14 maggio durante una spedizione subacquea nell’atollo di Vaavu. A perdere la vita furono Monica Montefalcone, docente di Ecologia dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e la guida subacquea Gianluca Benedetti. Il gruppo era partito dalla safari boat “Duke of York” per raggiungere una grotta situata nei pressi di Alimathaa, una delle aree più note dell’arcipelago maldiviano per le immersioni.
L’allarme venne lanciato quando i cinque non riemersero nei tempi previsti. Da quel momento scattò una complessa operazione di ricerca che impegnò squadre di soccorso locali e specialisti internazionali. Il recupero dei corpi si rivelò particolarmente difficile a causa della conformazione della grotta e delle condizioni ambientali.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i corpi sono stati rinvenuti all’interno della cavità sommersa a profondità che raggiungevano circa 60 metri. La grotta presentava caratteristiche particolarmente impegnative: cunicoli stretti, camere sommerse e percorsi complessi che possono trasformarsi in una trappola anche per subacquei esperti.
Le immersioni in ambiente ipogeo sono considerate tra le attività più tecniche e rischiose della subacquea. A differenza delle immersioni in mare aperto, la possibilità di risalire immediatamente in superficie può essere limitata o addirittura impossibile. In presenza di scarsa visibilità, sedimenti in sospensione o errori di orientamento, il rischio di perdere la via d’uscita aumenta sensibilmente.
Proprio la complessità della cavità ha reso necessarie operazioni di recupero estremamente delicate. Il primo corpo riportato in superficie fu quello di Gianluca Benedetti; per gli altri quattro furono necessari diversi giorni di lavoro. Durante le operazioni perse la vita anche un soccorritore maldiviano, ulteriore testimonianza della pericolosità dell’ambiente. Successivamente intervennero specialisti finlandesi della speleologia subacquea per raggiungere le zone più interne della grotta.
La Procura di Roma procede per omicidio colposo e sta cercando di capire se la tragedia potesse essere evitata. Tra le ipotesi considerate vi è quella di un possibile disorientamento all’interno dei cunicoli sommersi. Secondo una delle piste investigative, il gruppo potrebbe aver smarrito il percorso verso l’uscita, rimanendo bloccato nella ricerca di una via di fuga mentre le scorte d’aria diminuivano progressivamente.
Al momento, tuttavia, non esistono conclusioni definitive. Gli inquirenti intendono verificare se siano intervenuti fattori tecnici, umani oppure organizzativi. Per questo motivo saranno analizzati i dati registrati dai computer subacquei, che conservano informazioni preziose su profondità, tempi di permanenza e consumi di gas. Verranno inoltre controllate le bombole, i gruppi erogatori e tutti gli strumenti utilizzati durante l’immersione.
Un elemento particolarmente importante per l’inchiesta è rappresentato dalle registrazioni effettuate durante l’immersione. A luglio gli investigatori maldiviani hanno consegnato alla Procura di Roma i filmati acquisiti dalle bodycam dei cinque sub. Secondo quanto riferito dagli inquirenti delle Maldive, le immagini mostrerebbero gli ultimi istanti trascorsi all’interno della grotta, compresa la ricerca di una via d’uscita mentre l’ossigeno si esauriva progressivamente.
I dettagli delle registrazioni non sono stati resi pubblici per non compromettere l’indagine, ma i video potrebbero rappresentare la chiave per ricostruire la sequenza esatta degli eventi. Attraverso l’analisi delle immagini sarà possibile comprendere se il gruppo abbia incontrato ostacoli imprevisti, condizioni ambientali particolari o problemi di orientamento che abbiano rallentato il ritorno verso l’uscita della grotta.
La certezza scientifica oggi è una sola: i cinque sub italiani sono morti perché sono rimasti senza ossigeno. Le autopsie hanno escluso altre cause e hanno fornito un quadro medico-legale chiaro. Tuttavia, il cuore dell’inchiesta resta ancora aperto.
Gli investigatori dovranno stabilire perché persone con esperienza subacquea siano rimaste intrappolate in una cavità sommersa fino a consumare completamente le riserve d’aria disponibili. Dovranno inoltre verificare se tutte le procedure di sicurezza siano state rispettate e se eventuali errori, omissioni o circostanze impreviste abbiano contribuito alla tragedia.
Le risposte potrebbero arrivare dall’incrocio di dati tecnici, immagini video e testimonianze raccolte in questi mesi. Solo allora sarà possibile comprendere pienamente cosa sia accaduto nelle profondità della grotta di Vaavu e se quella che resta una delle più gravi tragedie della subacquea italiana avrebbe potuto essere evitata.
https://www.facebook.com/share/19N2URXD33/?mibextid=wwXIfr