Umberto Rapetto è un generale della Guardia di Finanza in congedo, giornalista e docente universitario, noto come pioniere delle investigazioni tecnologiche e spesso definito “sceriffo del web.
Nato ad Acqui Terme (Alessandria) il 19 agosto 1959.
Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli e successivamente l’Accademia della Guardia di Finanza.
Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste, oltre che in Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria all’Università di Roma Tor Vergata.
Ha servito per 37 anni nella Guardia di Finanza, raggiungendo il grado di Generale di Brigata.
Fondatore e comandante per oltre un decennio del GAT – Nucleo Speciale Frodi Telematiche, struttura dedicata alle indagini sui crimini informatici.
Ha diretto indagini di grande rilievo, tra cui quella sulle slot machine, che portò alla luce un’evasione fiscale stimata in 98 miliardi di euro.
Decorato con l’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la Medaglia militare al merito di lungo comando, la Croce per anzianità di servizio militare e la Medaglia Mauriziana.
Docente universitario in materie legate alla sicurezza e alle tecnologie.
Giornalista e scrittore, collabora con diverse testate, tra cui Il Fatto Quotidiano.
Autore di numerosi saggi e articoli sulla sicurezza informatica e sulla criminalità tecnologica.
Dopo il congedo nel 2012, è stato consigliere strategico del presidente di Telecom Italia Franco Bernabè e successivamente Group Senior Vice President per Iniziative e Progetti Speciali.
Fondatore e CEO di HKAO – Human Knowledge As Opportunity, startup dedicata alla sicurezza dei sistemi e delle reti, alla protezione dei dati e al controspionaggio industriale.
È considerato un precursore delle indagini telematiche in Italia, avendo introdotto metodologie investigative innovative in un’epoca in cui i crimini informatici erano ancora poco compresi.
La sua figura ha contribuito a diffondere la consapevolezza sull’importanza della cybersecurity e della tutela dei dati sensibili, sia nel settore pubblico che in quello privato.
La sua ultima fatica letteraria “Astolfo il bambino che ci puzzano i piedi”(Linea edizioni).
Il termine “illustratore” può creare confusione: De Chigi è citato come autore di testi storici e militari, spesso corredati da illustrazioni e apparati iconografici, ma non risulta essere un illustratore professionista nel senso artistico tradizionale. Piuttosto, è un scrittore e curatore di opere storiche che talvolta includono materiale illustrato.
Ha già il sapore di una leggenda moderna, con Umberto e Cristiano che trasformano la loro amicizia di lunga data in un progetto quasi epico. Mi colpisce molto il contrasto che hai descritto: il “difetto” di essere rimasti bambini diventa la loro forza, perché li rende capaci di immaginare, di giocare e di inventare un supereroe come Astolfo.
Astolfo, così come lo presenti, non è il classico eroe muscoloso e consapevole della sua missione, ma un personaggio ingenuo che riesce a ribaltare le regole del gioco: ciò che lo rende diverso diventa il suo potere. È un messaggio potentissimo contro il bullismo, perché mostra che la vulnerabilità può trasformarsi in carisma e che la diversità può generare legami invece che isolamento.
Quale piccolo limite di Astolfo diventa la sua forza? Potrebbe essere qualcosa di buffo, tenero o apparentemente insignificante.
Umberto e Cristiano potrebbero vivere avventure in cui Astolfo affronta situazioni di bullismo quotidiano, trasformandole in occasioni di amicizia.
Mantenere quell’ironia affettuosa che hai già usato, dove il difetto e il pregio coincidono, rende la storia leggera ma profonda.
Astolfo potrebbe diventare un simbolo per chi si sente escluso, un eroe che non combatte con la forza ma con l’empatia.
Astolfo funziona proprio perché ribalta la logica classica del supereroe. Non è la forza bruta a salvarlo, ma la capacità di trasformare un’imperfezione in un dono, e di rispondere al male con un sorriso disarmante.
Astolfo potrebbe avere un piccolo limite buffo (ad esempio inciampa spesso, o parla troppo veloce), che però lo porta a creare situazioni comiche e inattese. Proprio queste “gaffe” sciolgono la tensione e conquistano chi prima lo prendeva di mira.
Non combatte con pugni o armi, ma con gesti di empatia: ascolta, accoglie, e riesce a far ridere persino chi lo derideva. La sua “guerra giusta” è fatta di sorrisi e di alleanze improbabili.
Astolfo diventa un punto di riferimento per chi si sente escluso, dimostrando che non serve cambiare per essere accettati: basta valorizzare ciò che si è.
Raccontare le sue avventure con tono leggero, quasi fiabesco, dove ogni inciampo diventa occasione di crescita.
Sotto la comicità, far emergere il messaggio serio: il bullismo si vince con l’empatia e con la capacità di ridere insieme.