Parole

Dire che il 2020 è stato un anno “particolare” è chiaramente un eufemismo. “Eccezionale”, “drammatico”, “impensabile”, rendono decisamente meglio l’idea. E com’eravamo ingenui lo scorso gennaio tutti presi a condividere le foto del decennio appena trascorso e pieni di speranza per il nuovo inizio. Fa quasi tenerezza ricordare quanto eravamo spensierati, lontani anni luce dall’immaginare che il 2020 sarebbe stato un anno di questo tipo, con una crisi sanitaria globale e tutta una serie di nuove abitudini, problematiche, paure e prospettive. Se le parole servono a raccontare ciò che siamo, è evidente che non ci saremmo mai aspettate di iniziare a usare giornalmente e con disinvoltura termini come “pandemia”, “quarantena”, “coronavirus” e “lockdown”. Le parole che hanno caratterizzato questo folle 2020 sono tantissime: lo sappiamo noi e lo sa bene anche l’Oxford English Dictionary che come ogni anno in questo periodo ha iniziato a scremare i lemmi per scegliere la “parola dell’anno”. Ma è inutile scervellarsi su quale sarà, l’istituzione ha gettato la spugna: “Il 2020 è un anno che non può essere racchiuso ordinatamente in una sola parola”.

“Dal punto di vista della lingua non ho mai assistito a un anno come quella che abbiamo appena avuto”, ha spiegato al The Guardian il presidente di Oxford Dictionaries, Casper Grathwohl, “Il team di Oxford ha identificato centinaia di nuove parole e usi significativi nel corso dell’anno, dozzine dei quali sarebbero stati perfetti come parola dell’anno in qualsiasi altro momento”. Ma il punto è che di termini significativi ce ne sono troppi perché troppo è quello che è successo in questi mesi. Come fare a scegliere tra “coronavirus”, “pandemia” e “mascherina”? “Ciò che è stato davvero senza precedenti quest’anno”, aggiunge Grathwohl, “è stata l’iper-velocità con cui la lingua inglese ha accumulato un nuovo vocabolario collettivo relativo al coronavirus e quanto rapidamente è diventato, in molti casi, una parte fondamentale della lingua”.

L’OED, quindi, ha scelto di proporre una lista di parole, tutte decisamente importanti per tracciare un quadro di questi assurdi 12 mesi. Ovviamente nella lista non può mancare “coronavirus”, una parola che risale agli anni ’60, ma che, prima d’ora, veniva utilizzata principalmente dagli scienziati. “Covid-19”, invece, è un termine nato nel 2020, registrato per la prima volta l’11 febbraio in un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e, secondo il team dell’OED, pare che abbia rapidamente superato “coronavirus” come frequenza di utilizzo.

Alessandra Trotta - giornalista e scrittrice

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