
Cristina Comencini è una regista, sceneggiatrice, drammaturga e scrittrice italiana nata a Roma l’8 maggio 1956. Figlia del celebre regista Luigi Comencini, ha costruito una carriera autonoma e poliedrica che l’ha resa una delle voci più riconoscibili del cinema e della letteratura italiana contemporanea.
Nata da Luigi Comencini e dalla principessa Giulia Grifeo di Partanna, cresce in un ambiente fortemente legato al cinema e alla cultura.
Si laurea in Economia e Commercio alla Sapienza di Roma nel 1978, ma presto si dedica al mondo dello spettacolo.
Debutta giovanissima come attrice nel film del padre Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano (1969). Negli anni ’80 inizia a lavorare come sceneggiatrice per la televisione.
Esordisce alla regia con Zoo (1995).
La bestia nel cuore (2005), candidato all’Oscar come miglior film straniero
Latin Lover (2015), omaggio al cinema italiano e ai suoi divi.
Qualcosa di nuovo (2016), commedia sulle relazioni e la differenza di età.
I suoi film affrontano temi come la famiglia, l’identità femminile, la memoria e i rapporti interpersonali.
Ha pubblicato oltre dieci opere narrative, tra cui Il cappotto del turco (1989), La perdita (1995), Il cuore grande delle ragazze (2009), L’altra donna (2017).
Autrice di testi teatrali come Due partite (2006), portato in scena con grande successo.
Il ruolo delle donne, la memoria familiare, la ricerca di sé attraverso il passato.
È madre di Carlo Calenda, politico italiano ed ex ministro dello Sviluppo Economico, avuto dal giornalista Fabio Calenda.
Le sue sorelle Paola e Francesca lavorano anch’esse nel mondo del cinema e della cultura.
Ha ricevuto numerosi premi e candidature, tra cui la nomination all’Oscar per La bestia nel cuore.
È considerata una delle registe italiane più importanti della sua generazione, capace di coniugare sensibilità letteraria e visione cinematografica.
In sintesi, Cristina Comencini ha saputo trasformare l’eredità familiare in una voce personale e originale, attraversando cinema, teatro e letteratura con uno sguardo sempre attento alle dinamiche umane e sociali.
La sua ultima fatica letteraria l’epoca felice (Feltrinelli).
Una storia che intreccia memoria, identità e legami familiari. È molto suggestiva perché mette al centro un tema universale: il vuoto del passato e la ricerca di sé attraverso le tracce lasciate da chi eravamo.
Il trauma della clinica del sonno: negli anni ’70 era diffusa la pratica di ricoverare adolescenti “problematici” in strutture psichiatriche o sperimentali. Questo ha lasciato in Rosa una frattura netta, un buco nero nella memoria.
La fotografia come detonatore: un’immagine diventa il ponte tra presente e passato, riportando alla luce la vitalità perduta e un misterioso ragazzo che potrebbe incarnare un sentimento rimasto sospeso.
Le sorelle come chiave di accesso: Margherita e Viola non sono solo figure familiari, ma custodi di ricordi e complici nella ricostruzione di una verità rimossa.
Il tema dell’identità: Rosa si interroga su chi sia davvero, se la donna responsabile e matura o la ragazzina ribelle e autentica. La tensione tra queste due parti di sé è il cuore del racconto.
Un romanzo di formazione tardiva, dove la protagonista affronta il passato per riconciliarsi con se stessa.
Una storia familiare che svela segreti rimossi, con le sorelle come alleate ma anche come specchi di diverse verità.
Un intreccio di memoria e mistero: chi era il ragazzo della fotografia e quale ruolo ha avuto nella vita di Rosa?