
Alfonso Signorini (Milano, 7 aprile 1964) è un giornalista, conduttore televisivo, scrittore, conduttore radiofonico, regista teatrale e dirigente d’azienda italiano. È una delle figure più note del panorama mediatico italiano, soprattutto per il suo ruolo nel mondo del gossip e della televisione.
Nasce nel quartiere milanese di Affori nel 1964, da padre impiegato e madre casalinga.
Cresce a Cormano, alle porte di Milano.
Si diploma al Liceo Classico Omero di Milano.
Si laurea in Filologia Medievale e Umanistica all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Studia anche pianoforte al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano.
Prima di entrare nel mondo dello spettacolo:
È professore di latino e greco al liceo gesuita Leone XIII di Milano.
Inizia a collaborare con il quotidiano La Provincia di Como, scrivendo brevi articoli di cronaca.
Lavora per Panorama, dove si specializza nel giornalismo di costume e gossip.
Entra nel gruppo Mondadori, diventando nel 2006 direttore del settimanale Chi, ruolo che ricopre per quindici anni.
Successivamente diventa direttore editoriale della rivista.
È anche proprietario, insieme a Mondadori, della Talent Agency, società dedicata alla produzione televisiva e alla ricerca di nuovi talenti.
Signorini diventa un volto noto della TV italiana:
Partecipa a numerosi programmi Mediaset come opinionista fisso, diventando una presenza riconoscibile e spesso discussa.
Conduce il talk show Kalispéra! nel 2010.
Diventa il conduttore del Grande Fratello VIP dal 2020 al 2023 e nuovamente dal 2026.
Dal 2023 al 2025 conduce anche il Grande Fratello nella sua versione “classica”.
È autore di diversi libri, tra romanzi e saggi.
È regista di opere liriche e spettacoli teatrali.
Conduce programmi radiofonici.
È dichiaratamente omosessuale.
Ha un compagno di nome Paolo.
Non ha figli.
La sua ultima fatica letteraria “Amami quanto io t’amo”(Mondadori).
Alvise cresce in una famiglia ricca e rigida, educato al controllo e all’apparenza. Leonardo, invece, proviene da un ambiente semplice e libero. I due si incontrano da adolescenti e nasce un legame profondo, fatto di gratitudine e complicità. Con il tempo, per Alvise quell’amicizia diventa un sentimento più grande, che però non riesce ad ammettere nemmeno a sé stesso. Da adulto, diviso tra doveri familiari e successo professionale, capisce che ignorare ciò che prova lo sta consumando. Decide così di rischiare tutto pur di avvicinarsi all’unica persona che lo fa sentire autentico. Sullo sfondo, una provincia elegante ma ipocrita, dove il decoro vale più della verità.
Alvise è il prodotto di un’educazione che privilegia la forma sulla sostanza. Il romanzo esplora cosa succede quando la vita che “dovresti” vivere non coincide con quella che desideri davvero.
L’amore non è presentato come qualcosa di romantico e lineare, ma come un impulso che travolge, confonde e costringe a guardarsi dentro.
Il silenzio di Alvise è quasi un personaggio a sé: protegge, ma allo stesso tempo distrugge.
L’ambiente sociale è elegante ma soffocante, un luogo dove la reputazione vale più della felicità.
Alvise : è il classico “figlio perfetto”: educato, controllato, impeccabile. Ma dentro è un vulcano trattenuto. Il suo arco narrativo è quello di chi impara a disobbedire per sopravvivere emotivamente.
Leonardo : è la libertà fatta persona. Non perché sia ribelle, ma perché non ha mai dovuto recitare un ruolo. È l’opposto complementare di Alvise: semplice, spontaneo, vero.
L’amore di Alvise nasce come riconoscenza, poi diventa bisogno, poi desiderio. Ma resta sempre trattenuto, quasi proibito.
Le loro origini diverse creano una tensione costante: Alvise teme di perdere Leonardo, Leonardo non capisce fino in fondo il peso che Alvise porta.
Il romanzo sembra ruotare attorno a una domanda: quanto sei disposto a perdere per essere te stesso.