Petali di vita di Carmine Valente

CARMINE VALENTE è nato il 31 luglio 1965, nel 2004 2° classificato al concorso letterario “Città di Avellino”, nel 2005 segnalazione premio letterario Nocera, nel 2009 viene menzionato come speciale poesia religiosa al premio nazionale “Totus tuus”

nel 2010 3° premio racconto inedito Accademia il convivio

nel Comune di Mattinata

“Petali di vita” è una sua raccolta di poesie  in cui Carmine Valente  ci accompagna in un percorso “magnifico” che abbia un significato anche razionale.
La poesia  dello scrittore è soffusa di una malinconia leggera, serena, naturale.
Quella di Carmine Valente è poesia garbata e di accento antico per consonanza e familiarità domestica col mondo intorno, tra memorie e piccole liturgie interiori mai sovrapposte al canto che le ispira. Soprattutto è poesia onesta.
Nella raccolta c’è una sorta di piacevole mestizia soffusa, preannuncio di una promettente arrendevolezza alla quale le poesie, a tratti, s’intonano come porta d’ingresso a un clima del pensiero a cavallo di versi che interpretano, fiutando in modo personale, la poesia classica.

L’abilità dell’Autore è nell’aver saputo cogliere e, soprattutto trasmettere, le proprie emozioni in chi legge e può coglierne l’essenza  arricchendo un ottimo lavoro.

Carmine Valente ci invita inoltre a leggere due dei suoi racconti : Meglio restare al sole e Auschwitz il ricordo, Auschwitz la pace.

Nel primo riesce a donare al lettore piccole storie  e punti di vista inaspettati e anche protagonisti unici.
La scrittura è fluida, delicata, perfetta per descrivere sensazioni ed emozioni.

I micro racconti sono strutturati con precisione, brevissimi, hanno coerenza, uno svolgimento e una fine dove all’interno troviamo spazio per la sorpresa o la riflessione. In un mondo che purtroppo va sempre più in fretta, dove in troppi dicono di non avere tempo per leggere, quest’opera può davvero avvicinare molti, perché a fronte di un minimo sforzo, le storie danno tanto e possono alimentare la voglia e la curiosità di accostarsi ad altri scritti.
Il genere è sicuramente narrativa, un angolo comodo dove si può ritrovare i propri sogni e magari scoprire il piacere della lettura, un’esperienza che permette di vivere mille vite diverse.

Il secondo Auschwitz il ricordo, Auschwitz la pace.

Quello che colpisce nel racconto è che, nonostante gli orrori che queste persone stanno vivendo, l’unica cosa a cui tutti si aggrappano è la speranza.
Questo racconto non è facile da leggere, ma è avvincente e offre al lettore uno spaccato delle condizioni e delle esperienze dei campi di sterminio nazisti. Il fatto che qualcuno sia uscito vivo è una testimonianza della determinazione dello spirito delle migliaia di ebrei che furono sepolti lì per nessun altro motivo se non il proprio credo religioso.
Non è possibile annullare il passato, non importa quanto lo vorremmo, è grazie ad altri sopravvissuti, che hanno trovato il coraggio di raccontare la loro storia, che forse possiamo imparare da esso.
Come tutti i racconti che trattano dei campi di concentramento e dell’Olocausto, questo è profondamente commovente e inquietante.

 

Alessandra Trotta - giornalista e scrittrice